domenica 5 agosto 2012

Con i commessi nudi lo shopping mi mette ansia!

“Buongiorno”.
“Buongiorno a lei signora”.
“Vorrei provare quei pantaloni blu elettrico che sono in vetrina”.
“Prego, mi segua”.

La pertica di commesso mi fa strada ondeggiando a rate prima la tartaruga, poi il  didietro simil marmoreo, scolpito da ore e ore di palestra. Mi porge il nemmeno troppo costoso pantalone blu elettrico e mi accompagna fino al mio camerino. Là dentro si fanno strada in me diversi pensieri:

“E se dalla tenda la pertica di commesso sbirciasse le mie nudità per niente marmoree?”
“E se adesso la tenda crollasse improvvisamente mentre io quasi carponi cerco di infilarmi in questo camerino mezzo metro per mezzo metro sti pantaloni blu elettrico e nel mentre di questa posa oscena sto popò di panorama finisse in faccia alla pertica di commesso?”
“E se alla fine mi si inceppa la zip a chi chiedo aiuto, alla pertica di commesso che quindi dovrebbe entrare nel camerino, infilarmi le mani nei pantaloni, schiacciandomi in un angolo mentre le mie rotondità ammiccano la sua tartaruga???”

La risposta alle suddette domande mi ha fatto dedurre che se la politica dei commessi palestrati e seminudi lanciata da alcuni negozi si facesse davvero strada, dovrei seriamente pensare al da farsi. Tanto più che a Hong Kong all’inaugurazione di un nuovo super store i commessi sono stati presentati al pubblico con tartaruga e culetti marmorei in bella mostra. Vestiti con minimalissimi pantaloncini.
Pensateci: un giorno non hai fatto la ceretta, hai un pessimo smalto alle unghie e un completino di mutandine e reggiseno nemmeno troppo sexy. Vuoi abbattere lo stress provandoti una sfilza di vestiti dei quali forse non comprerai nulla ma la pertica di commesso inibirebbe il tuo spirito consumista. No, dico, geni del marketing, a tutto questo non avete pensato?????

sabato 4 agosto 2012

E no, Lochte, così ammazzi l'erotismo delle Olimpiadi!

Scusate ma a me ste sexy Olimpiadi non mi convincono per niente. In fondo, Pellegrini e compagnia bella dovrebbero bastare a capire che il lato ‘erotico-ludico-ma dai facciamoci vedere’ dello sport ha i suoi lati irrimediabilmente negativi.
Prendete Montano: chi di noi non se lo guardava con voluttà mentre sciabolava? I suoi tempi d’oro sportivi lo rendevano più appetibile. Poi la storia d’amore con la Arcuri, il reality, qualche allergia alimentare tra i vip di Milano Marittima e la sciabola si è appassita (quella olimpica si intende!).
E ora, Montano, chi se lo fila più?
Ora, va bene accendere i riflettori sul di dietro delle giocatrici di beach volley (non scandalizzatevi, vi prego! Non ditemi di non aver mai ammirato quello dei giocatori di pallanuoto!), e va bene pure (ma neanche troppo) cercare a tutti i costi il più bello e la più bella di Londra 2012.
Ma la pipì nella vasca in quale categoria di sovraesposizione la dobbiamo collocare: erotica o mediatica?
No dico, Ryan Lochte non sarebbe neanche malaccio: spalle larghe, occhi azzurri, il nuotatore non è certo uno da lasciare a bordo vasca. Poteva bastare che ci facesse sapere di avere un’attività sessuale intensa e di essere arrivato single alle Olimpiadi per scatenare tutto il nostro interesse. Lasciandosi trascinare dall’enfasi olimpionica, però, lui ha voluto strafare. Il belloccio, infatti, ci ha voluto far sapere che quando entra in vasca gli scappa la pipì.
Ma dico: la confessione farà pur parte di quella categoria di pensieri da tenere nascosta? Non vorremmo, andando avanti di questo passo, che fino alla fine dei Giochi qualche altro campione ci renda edotti sulle sue ventosità. Almeno quelle lasciamole stare. Spiegate a sti campioni che il lato erotico delle Olimpiadi ha i suoi limiti. Certe intimità se le tengano per loro...

sabato 7 luglio 2012

Una scuderia di maggiordomi sexy per i miei 40 anni!

Ebbene sì, amiche mie carissime. Sappiate che per i miei 40 anni potrei stupirvi con effetti speciali.
Il sabato pomeriggio può riservare sorprese incredibili. Voi direte: "Arrivi tardi, bambina". In effetti, presumo di essere tra le ultime ad aver appreso l'esistenza di questa sorprendente 'agenzia di maggiordomi'. Si chiama 'Butlers in the Buff', ha sede in Inghilterra e a chi volesse offrire un party diverso dal solito mette a disposizione 'una scuderia' (testuale) di maggiordomi vestiti solo con papillon e grembiulino. Insomma, sotto il vestito NIENTE!
L'agenzia offre un servizio a regole ben precise: guardare ma non toccare. La tastatina vale '75' euro in più sul prezzo di listino.
E allora, bimbe care, mi sono fatta due conti. Qui non si fa che parlare di corpo della donna in svendita, donne troppo scoperte, non c'è più religione di qua, non c'è più religione di là.... . Per i miei 40 anni ho deciso di rompere gli schemi. Assodato che la tastatina mi pare un poco esagerata, limitiamoci alla guardatina. E dunque, vi informo che la mia festa di compleanno avverrà in una sontuosa villa e che tartine e champagne saranno servite a lor signore da fustacchioni provenienti direttamente dalla suddetta scuderia. Mi dispiace ma gli uomini non saranno invitati.
Dunque, dopo anni di pappe e pannolini, che dite ce lo saremo meritato? Unico inconveniente: vi toccherà aspettare ancora tre anni e mezzo!

lunedì 11 giugno 2012

Sara contro Sara: la porno attrice sbaraglia la tennista


Chi ha sofferto per la sua sconfitta ai Roland Garros si dia pace. Non è l’unica che dobbiamo ingoiare. Ce n’è una a mio parere ancora più amara da mandare giù: nel cuore del popolo di Internet la dirompente Sara Errani arriva seconda, scavalcata di gran lunga dalla popputa Sara Tommasi.
Eebbene sì uomini e donne che sognate un ritorno al merito, lasciate perdere, sognate altro, fatevi venire altre strampalate idee. Questo mondo non fa per noi.
L’altro giorno cercavo su google.it qualche informazione sulla diretta della finale dei Roland Garros tra Sara Errani e Maria Sharapova. Ho fatto appena in tempo a cliccare Sara che mi è venuto fuori il seguente elenco: Sara Tommasi, Sara Errani, Sara assicurazioni.
Se ce ne fosse ancora bisogno vi spiego che cosa vuol dire in termini di popolarità: gli uomini si eccitano più al grido di Sara Tommasi che a  uno stop volley di Sara Errani in campo, le donne, invece, cliccano e ricliccano alla ricerca delle foto della Tommasi appena sbarcata sul porno per capire ‘ cosa ci trovino sti uomini in quelle curve, e lei, poi, darsi al porno così, sarà che ne vale la pena?’.
E così, noi anime umili alla ricerca del giusto mezzo tra voglia di stravaganze e routine, dobbiamo imparare che c’è ormai un unico grande vate da interrogare al bisogno. Il signor Google. Dunque, se vi serve un idraulico scoprirete che gli idraulici vanno per la maggiore a Firenze (chissà perché!), se cercate marito scoprirete subito subito che oggi non vale la pena prenderselo fisso perché li danno in affitto e che, ancora una volta, a Firenze vanno per la maggiore. Poi arriva la matematica a sbaragliare ogni vostra certezza: cliccate sulla parola seno pensando di trovare all’istante tutti i consigli per tenerlo su? Bene. Il secondo risultato è una bella lezione su ‘seno e coseno’. E il push up, stavolta, non c’entra un tubo.

martedì 5 giugno 2012

Dimenticherò Jerrod Smith col dottor Shepherd!

Non oso guardare. Il giorno in cui lo sciupafemmine di Sex and the city, il superlativo cameriere Jerrod Smith, farà definitivamente il suo outing ammettendo di essere gay io voglio essere altrove.
Prima ci hanno abituato a vederlo lì, nel suo etereo splendore di gran figo della Grande Mela, e ora ce lo portano via, gettandolo nella mischia del serial Brothers and Sisters con il ruolo di mangiauomini.
Bastava dirlo prima, avvertirci, fare uscire in sovraimpressione: “Non ingolositevi donne, anche lui farà orbitare il suo sex appeal dove voi non potrete arrivare”. Cioè, sull’altra sponda.
No, dico: a nessuna donna piacciono gli sciupafemmine ma con uno così sei anche disposta a chiudere un occhio se non tutti e due.
Meno male che ti tolgono la pace dei sensi da una parte e dall’altra te la ridanno.
Lunedì sera, dunque, mi sono spalmata sul divano e ho fatto indigestione di Gray’s Anatomy. A chi sarà mai venuto in mente di creare un ospedale dove tutti i medici uomini tranne uno sono dei fighi fotonici? Immaginatevi nella realtà: un bel giorno (perché quel giorno diventa bello davvero) prendi una storta e scivoli. Fai il tuo ingresso nel Seattle Grace Hospitale dove a lenire il tuo dolore arriva nientepopodimeno che il dottor Shepherd in persona, seguito dal chirurgo plastico Mark Sloan. E così, tra una radiografia e l’altra, ti affidano anche allo specializzando Jackson Avery.
E vabè, ti dici, che vuoi che sia: chiodo scaccia chiodo funziona sempre.

giovedì 24 maggio 2012

Faccio causa a Rai yoyo: ho la crisi da cucù!

Gentile Raiyoyo, causa sfinimento sarò costretta a chiedervi i danni. Sono già 100 volte che date l’episodio di Peppa Pig in campeggio e altrettante volte ho visto Peppa Pig in biblioteca, l’orologio a cucù e   la cugina di Peppa pig che viene in visita con il fratellino.
E vabè che non siete Sky ma il canone costa, anche se non quanto un abbonamento all inclusive.

Vi faccio presente che una sera sì e una no i suddetti episodi danno la buonanotte a mia figlia che oramai ne conosce le battute a memoria. Ciò detto, la notte ho iniziato a rivoltarmi nel letto, ridendo quasi come mamma Pig ripetendo sempre più spesso ‘cucù, cucù, cucù’.

Se proprio non avete i soldi per arricchire la programmazione (ma qualche taglietto all’Isola dei famosi non sarebbe meglio?) quantomeno prevedete di dare supporto psicologico a mamme sull’orlo di una crisi da cucù!

martedì 15 maggio 2012

Caro marito e io ti tolgo l’amicizia su Facebook!

Ebbene sì, i tempi sono proprio cambiati. No, dico, e chi se lo sarebbe immaginato vent’anni fa che saremmo finiti così: a vendicarci dello stronzo consorte a botta di social network. Io, per esempio, l’ho fatto. Due giorni fa dopo l’ennesima giornata di liti senza ottenere il risultato voluto (cioè liberarmi delle 99 cose che faccio ogni giorno in casa, cedendole a chi - lui! - se n’è sobbarcata appena una) ho preso la decisione sofferta. Non mi ascolta??? Bene, lo tolgo dai miei amici di Facebook. Come fare, altrimenti, a far capire a quell’altro che è proprio guerra aperta?
Almeno, mi sono detta, un pochino gli roderà rendersi conto di non poter venire più sulla mia bacheca a leggere i commenti sdolcinati di qualche corteggiatore, tantomeno potrà per dispetto commentare malaccio quello che scrivo.
Poi la nube delle liti si è dipanata da sola. Nel senso che non avendo tempo adesso per litigare mi sono tenuta mio malgrado le 99 cose che faccio, sperando che almeno quell’una che si è tenuto la faccia bene. Ma della mia perduta amicizia su Facebook neanche una parola. Fino a quando stasera ho deciso di rompere il ghiaccio: “Amore” (come comunicare altrimenti una così brutta notizia!) “ti sei accorto che non sei più tra i miei amici di Facebook?”. E lui: “Veramente no! E come mai non sono più tra i tuoi amici di Facebook?”. Lascia perdere, la prossima volta ci provo con Twitter!


(la foto è tratta dal web)

domenica 6 maggio 2012

Attenzione alla primavera perché fa venire voglia di decluttering!

Attenzione alla primavera, amiche, perché fa venire voglia di decluttering! Non lo so se l’arte di ripulire l’armadio dalle cose vecchie abbia un significato maggiore se applicata alla primavera. So soltanto che dal mio taglio di capelli in avanti sento una propensione irrefrenabile verso il decluttering. Dicono che il ‘clutter’, cioè tutto quello che è ingombro superfluo, generi disordine e blocchi l’energia vitale.
Non so cosa ci sia esattamente di superfluo in tutto quello che non voglio più usare, so soltanto che mai come questa primavera ho sofferto la pesantezza del cambio di stagione. Ho aperto scatoloni di vestiti e mi sono chiesta come abbia potuto io indossarli fino a questo momento. Avrei voluto fare decluttering  ad arte: se è vero che è dimostrato che usiamo solo il 20 per cento di ciò che abbiamo, state pur certi che io stamattina avrei voluto fare fuori l’80 per cento di ciò che avevo di fronte.
Alla fine mi sono detta: ma sto decluttering a che conseguenze porta? Non sarà meglio fare un decluttering prudente?  E allora, sì, ho optato per la soluzione ‘calma e gesso’: una busta di roba da mettere via e uno scatolone di roba da lasciare in cantina, tanto per essere sicuri che poi io non voglia cambiare idea.
A vent’anni avrei buttato via tutto senza pensarci due volte. Vedi a cosa servono 36 primavere sulle spalle...

lunedì 30 aprile 2012

Matrimonio part-time per sopravvivere alla noia!

Flessibilità. Un concetto che va tanto di moda nel nuovo millennio mordi e fuggi ma che non viene  applicato proprio dove dovrebbe: il matrimonio.
No, ditemi, avete mai fatto una passeggiata al parco in una qualsiasi domenica pomeriggio o in un giorno di festa? Quanti musi lunghi avete incontrato? Io ne vedo sempre a dozzine. L’unico muso lungo che non incontro è quello di Gastone che rifugge i clichè della domenica come la peste. E io con lui. Dunque tra di noi abbiamo applicato la regola aurea dell’ognun per sè e Dio per tutti. Unico modo per sopravvivere all’inevitabile noia del matrimonio.
Allora mi chiedo: perché non rendere flessibile anche il matrimonio?
Immaginate un po’ con che animo più leggero pronunceremmo tutti il fatidico sì se alle solite frasi se ne aggiungesse anche un’altra:

prometto di non costringerti a seguirmi ovunque anche se non vorrai e di lasciarti godere la tua esistenza per la metà del tempo che passeremo insieme.

In altre parole, un matrimonio part-time. Voi direte: e i figli? Graviterebbero all’interno di una famiglia dove non si ode quanto segue:

- ancora a giocare a calcetto??? Mi sono stufata delle tue partite di calcio!
- non mi porti mai da nessuna parte!
- dobbiamo andare a pranzo da tua madre??? Ancora????
- stai sempre a smaltarti le unghie!
- vuoi chiudere quel telefono?
- I tuoi amici non li sopporto!
- Le tue amiche sono tutte oche!
- Ascolti della robaccia!
- Sex and the city è roba per donne senza cervello!
- Ecchepalle!
- Eccheppalle lo dico io!
- No, io!
- Ioooooooooooooooooooooooooooooooooooo!

sabato 28 aprile 2012

Gli uomini, gli oggetti che scompaiono e la telecinesi

La Felpa.

- G: Hai visto la felpa blu?
- IO: è lì!
- G: lì dove?
- IO: Lì.
- G: Non c’è!

La felpa blu era 3 cm più in là di lì.

Il biberon.

- G: dov’è il biberon?
- IO: è lì.
- G: dove lì?
- IO: al solito posto.
- G: non c’è!
- IO: c’è.
- G: ti dico di no.

Il biberon era 5 cm più in là di lì, sotto un canovaccio. Cercandolo...

La spazzola.

- G: dov’è la spazzola?
- IO: o è lì o è là.
- G: che vuol dì?
- IO: abbiamo due bagni, o è lì o è là.
 - G: non c’è!

Abbiamo scelto i bagni in stile tra il povero e l’essenziale. Tra tutti e due contano un mobiletto e due - dico due! - cassetti. Ci vogliono 45 secondi per cercare e trovare qualcosa.

E si arriva all’armadio.

- G: hai visto il mio gilet blu?
- IO: no ma senza vederlo so già che è lì.
- G: strano, non c’è.
- IO: strano?!
- G: non è possibile, non c’è!

Il gilet blu, come da copione, è lì, nascosto sotto quello giallo ma pur sempre lì. Spostando due maglie la ricerca avrebbe dato buoni risultati in meno di tre minuti.

Dunque, le ipotesi sono due:
A) quando un uomo e una donna si sposano l’uomo, pur senza saperlo, sviluppa il potere di spostare gli oggetti con la telecinesi. Più pensa a quello che sta cercando più l’oggetto del suo desiderio si sposta. La donna, dotata da madre natura di un intuito da Sherlock Holmes e del fiuto di un cane da tartufo, riesce a scovare l’oggetto prima della sua scomparsa definitiva.

B) una parte del cervello maschile non meglio identificata una volta superata la soglia di casa cessa di funzionare. In sua sostituzione se ne attiva un’altra in grado di partorire un’unica espressione: ‘dov’è?’

mercoledì 25 aprile 2012

Gastone, senza pupù non puoi essere un High Care Dad!

Ebbene sì, uomini di altri tempi fatevi da parte: oggi va di moda l’High Care Dad. Sembra infatti che il modello di babbo ultraccessoriato (lava, veste, porta a scuola i pupi e se ne prende cura al 100%) stia spopolando, promettendo di risparmiare un coccolone alla mamma multitasking alle prese con troppe faccende domestiche e di lavoro contemporaneamente.
Tant’è: stamattina, davanti al mio caffè, mi chiedevo in che categoria posso inserire Gastone.
E così ho preso l’articolo di Myself dove si narrano le gesta dell’HCD e ho iniziato a fare le pulci alla giornata di Gastone. Ne emerge quanto segue:

ore 6.30, il pupo piange da voglia di latte. Gastone:

- Acdgtrererbagsgdhjsdghdghsdg! Guando bimbo fatto pappa sveglia me!

Augh!

ore 7.30, il pupo dopo aver soddisfatto le voglie di latte soddisfa quelle di intestino

- Mammaaaaaaaa! Una puzza, ti prego, mi sono appena svegliato!


ore 13.30, il pupo fa la pappa! Gastone:

- no, ti prego, ho solo un’ora di pausa, devo andare a correre, devo allenare la gamba! (?)

ore 15.00, il pupo ha allenato l’intestino. Gastone:

- mamma, e dai che puzza, sto mangiando di corsa e poi scappo al lavoro!!!

ore 23, il pupo si sveglia perché ha perso il ciuccio. Ma l’intestino neonato dorme!

- dai mamma, stai pure al letto, vado io! (!?!?!?)


Dunque, caro Gastone, non ci siamo. Se non fai amicizia con la pupù di tuo figlio non puoi essere un High Care Dad!

lunedì 23 aprile 2012

So cosa farò da grande: Beep Beep!

Stasera si è consumata la vera iniziazione di mia figlia in quel mondo che le permetterà di capire da che parte vuole stare! La Nanetta Biondina ha visto il suo primo episodio di Wile Coyote. Non so se su di lei avrà lo stesso effetto. Per me Beep Beep è stata una folgorazione su tutta la linea. Credo di aver maturato quasi subito la consapevolezza di voler apprendere tutto ma proprio tutto del modo di fare dello straordinario pennuto: un ko dietro l’altro senza sprecare neanche una goccia di sudore.
Eleganza, calma, pazienza, astuzia, rilassatezza e nessuna pietà per chi si ostina a romperti, appunto, i bip bip!
E così stasera ho dato una bella rinfrescata alla memoria e ho deciso che entro i miei 40 anni deve avvenire la metamorfosi definitiva: devo tirare fuori il Beep Beep che è in me.
Ed ecco quindi le regole ferree per evitare che i prossimi 200 soggetti affetti da sindrome di Wile Coyote mi rompano i bip bip:

- calcolare il numero di attenzioni che il soggetto simil Coyote tende a rivolgermi: se il Diavolo ti accarezza vuole l’anima e per averla ti sbriciolerà i bip bip.
- calcolare quante volte il soggetto sotto esame ripete la parola IO nelle nostre conversazioni. I fallimenti continui di Wile Coyote sono causati anche e soprattutto da quanto sovrastima le sue potenzialità. Più considera alte le sue, meno tenderà a considerare alte le tue.
- allenarmi a correre veloce.

A tutti  coloro che si sentono Wile Coyote e che avevano intenzione di rompermi i cosiddetti dico una cosa sola: Beep Beep!

p.s. alla fine del cartone animato a domanda “Amore, chi ti piace di più tra lo struzzo e il coyote?”, mia figlia risponde: “Beep Beep!”. Queste son soddisfazioni!

sabato 21 aprile 2012

Se l'auto è più pericolosa di un tubetto di dentifricio

Avete mai pensato a qual è il regno delle differenze tra uomini e donne? L’automobile. Se ne condividete una con vostro marito lo sapete già. Per l’automobile può incrinarsi il rapporto di coppia molto di più che per un tubetto di dentifricio.

Lui: entra in auto, impreca per come avete sistemato il sedile troppo vicino al volante. Risistema lo specchietto retrovisore, cambia del tutto l’inclinazione del sedile, spegne la radio, inserisce il suo cd preferito, discutendo (anche se solo in macchina) ad alta voce su quanto poco ne capiscano le donne di musica per ascoltare quella robaccia, toglie le cartacce riposte vicino al cambio e nella tasca del sedile del guidatore, cerca di capire come avete fatto ad inserire il limitatore di velocità, funzione fino ad allora a lui sconosciuta, toglie le frecce chiedendosi come avete fatto a inserire anche quelle prima di entrare in garage. Accende l’auto, controlla il livello del gasolio e inizia a borbottare sulla mania delle donne di dare gas! Quando tutto è in ordine come prima riparte.

Lei: entra in auto. Automaticamente toglie il cd che già sa non di suo gradimento, spippola sulla radio per cercare una canzone decente, prima di arrivare alla radio la mano, alla cieca,  inserisce il limitatore di velocità e tutti quei tasti che incontra lungo la via. Accende l’auto, gaurda il livello della benzina - bene, mi tocca rimetterla anche stavolta - si guarda allo specchietto retrovisore: ohi ohi quanto fondotinta, passa un paio di fazzoletti di carta sulla faccia, li ripone nella tasca del sedile. E’ tardi: meglio dare di gas!!!

venerdì 20 aprile 2012

Gastone e la spazzatura che morde

Devo correggermi. Il problema degli uomini non è solo la raccolta differenziata. Oltre a non produrre rifiuti in vetro, lattine, bottiglie, plastica e carta gli uomini non producono rifiuti in generale. Almeno, Gastone pensa di essere UNO che non ne produce.
Ciò detto, il suo sistema immunitario va in frantumi di fronte a un sacchetto ricolmo di immondizia. Motivo per cui per evitare il contagio lascia che la spazzatura si accumuli fino a quando, per paura che si scateni davvero un’epidemia, si arma di forza e coraggio e si decide a buttarla.
Avendo io deciso che è una di quelle cose delle quali proprio non voglio sobbarcarmi, ogni giorno mi ritrovo di fronte alla solita scena:


- Gastone, hai buttato la spazzatura?
- No, prima di uscire.

PRIMA DI USCIRE:

- Hai buttato la spazzatura?
- Dai, quando ritorno per pranzo.

PER PRANZO.

- Hai buttato la spazzatura?
- Stasera, davvero stasera lo faccio.

STASERA. Cartello dietro la porta di casa.

Visto che non butti i rifiuti tanto vale che tu non ne produca. O butti la spazzatura o niente cena.


E come d'incanto è sparita anche la differenziata!

C'è chi ama il mio blog, io amo i vostri...

Care amiche blogger, accetto e rigiro il premio appena ricevuto da Laura di Bimbiuniverse che mi ha fatto una sorpresa graditissima!!! Laura è una delle mie nuove amiche blogger con la quale condivido quelle chiacchiere virtuali che ogni giorno mi ricordano quale esplosione di creatività possa generare la mente delle donne. Per cui lasciatemi ringraziare tutte le amiche blogger che ogni giorno, con i loro post, mi regalano un pizzico della loro magia. 

E arriviamo al premio. Primo obbligo è rispondere a delle domande che vi permettano di conoscermi meglio... (potevate darmene qualcuna di riserva???)

Qual è la tua rivista di moda preferita?
Acciderbola, la moda non fa proprio per me...
Chi è il tuo cantante/band preferito?
Vasco tutta la vita.
Qual è la tua Youtube guru preferita?
 Che cos'è una Youtube guru?
Qual è il tuo prodotto make up preferito?
Rossetto ma visto sulle altre. Le aziende di make up fosse dipeso da me sarebbero già fallite!
Dove ti piace vivere?
Ovunque purché con me ci siano Gastone e i due nani.
Qual è il tuo film preferito?
Colazione da Tiffany. 
Quante paia di scarpe possiedi?
Poche per quante ne vorrei. Troppe per quante me ne servono.
Qual è il tuo colore preferito?
Rosso. Amore. 

Ed ecco la parte più difficile: dare questo premio ad altre dieci blogger. Ne seguo troppe di più ma anche stavolta mi tocca scegliere.

http://spaziolilla.blogspot.it di Alina C. 
http://trippando.wordpress.com di Silvia Ceriegi

http://atelierknitnstitch.blogspot.it di Elisabetta Carrara
www.oggetticreativi.altervista.org
di Carmen Virardi
http://lequilibristaelacchiappasogni.blogspot.it/ di Celenia Ciampa

www.forchettinagiramondo.wordpress.com/ di Chiara Brandi

http://bbodo.wordpress.com/ Floly Bocca

http://mammataua.blogspot.it/ Nicoletta Cossa

www.alicedallanascita.blogspot.it/ Lucia Z

http://bellezzarara.blogspot.it/ Valentina Stella






giovedì 19 aprile 2012

Bodò e il primo vaccino che non si dimentica mai!

Nome: Bodò. Segni particolari: blogger. Segni particolarissimi: una mamma che sa scherzare sulle sue incertezze. Segni ultraparticolari: è la prima guest blogger di Mamma di Razza! Quindi a lei un benvenuto e un grazie davvero speciale! Vi lascio alle prese con uno dei suoi ultimi post su una mamma alle prese con le ansie da vaccino!

La scorsa settimana ho portato Eliandro a fare il primo vaccino. Ci sono andata tranquilla come una pasqua, visto che con il fratello maggiore non c’era stato nessun problema, tutto liscio come l’olio. E questo dopo una serie di ansie da neofita che manco l’avessero operato a cuore aperto.
Stavolta invece nulla, serena. Riflettevo anche sul fatto che è proprio vero che i secondogeniti ricevono un trattamento tutto diverso… crescono un po’ più alla spartana, ecco. Oppure, mi dicevo, sono io che miglioro a vista d’occhio. Tutta tronfia, pensavo, guarda, porti il tuo bimbo a fare due orrende punture e nemmeno un cruccio, nemmeno ti senti un traditore tipo Ponzio Pilato, ad accompagnare il tuo bel neonato che dorme tutto sereno e sorridente nel suo ovetto -tipo pubblicità della camomilla Bonomelli- a farsi forattare ben due gambine.
Comunque siamo partiti in quattro, mamma, papà e i due pupi. Al momento topico, quello in cui scoprivo le povere coscette al malcapitato, fino ad allora fiduciosamente gorgheggiante (e poi dicono che te devi fidà), Lemuele, 16 mesi, stava in braccio al papà. Federico, con troppa fiducia nell’amor fraterno, ha convinto le sorridenti dottoresse che certo il grande sarebbe scoppiato in un pianto a dirotto, nel sentire urlare il fratellino. Questa affermazione ha lasciato tutti un po’ perplessi. E infatti, quando lo sventurato ha riempito di grida l’ambulatorio, Lemuele è rimasto più impassibile di un consumato giocatore di pocker (o forse, addirittura, un sorriso sornione gli ha sfiorato il volto. Ma no, ma va, sarà stata un’impressione).
Superati i momenti più difficili, Eliandro cade in un sonno di sasso. Quindi vedi, Fioly? Tutto per il meglio anche ’sta volta. Quante storie fanno certe mamme per ’na puntura… tzè, principianti.
Fino a quando, alcune ore dopo, il neo vaccinato si sveglia con il pianto più lungo che abbia fatto dalla nascita (va detto per correttezza che il record era di 9 minuti circa, in occasione del primo bagnetto). E mo? Che se fa?
Ecco che la mia spavalderia si affloscia, dopo pochi attimi di pianto straziante, lacrime vere e occhioni gonfi e arrossati.
Che gli do? Tachipirina? Se gli fa male? Ghiaccio sulle punture? No, proviamo con un panno fresco. E se gli viene la febbre? Che magari chissà, il termometro non funziona, o magari sviluppa un’allergia al vaccino, un’intolleranza all’ago… se ne sentono di tutti i colori al giorno d’oggi. Ma mica starà gonfiando? Chiamiamo la pediatra? L’ambulanza? L’elisoccorso?…
Calma, Fioly, calma. Dopo alcuni profondi respiri per tornare alla realtà e un rapido consulto coi nonni che trovo a portata di mano, decido di somministrargli il paracetamolo, come prescritto dalla associazione medici italiani. Poi un po’ di (tante) coccole, qualche ninna nanna e dondolamenti vari, ecco che torna il sereno.
Quindi niente, apprensivo se lo sei, ci resti. Questa è la morale. E mi pare di capire che esserlo, almeno un pochino, fa parte del contratto di base di Mamma. Una roba imprescindibile, come l’obbligo di saper nuotare per un sommozzatore. E ho capito che io sarei così probabilmente anche al dodicesimo figlio (non che lo voglia sperimentare personalmente, comunque).
Beh, pazienza, ognuno ha i propri limiti, basta conoscerli. O no?
Il jolly è: farsi amico un pediatra sempre disponibile in caso di attacchi di panico materni
(Info: per un approfondimento più intelligente delle fregnacce lette sopra, puoi trovare quiil piano vaccini 2012)

mercoledì 18 aprile 2012

Un premio per me e cinque per...



Ed eccomi al mio primo premio che accetto molto molto volentieri!!! Prima di tutto le regole:

  • nominare chi ti ha assegnato il premio
  • mettere il premio sul proprio blog
  • donarlo a 5 blog con meno di 200 followers


    Ad assegnarmelo è stata la mitica GAB di http://gab-77.blogspot.it/! Una blogger che mi piace per svariati motivi: barese come me (mica si scherza!), tra le mani ha sempre una matita, io una penna. E direi che già questo...


    Ed ecco le mie cinque blogger premiate.. ohi ohi com'è stato difficile!
  • http://leapiregine.blogspot.it di Irma Trotta per il suo estro
  •  http://le-tazze-di-angiolina.posterous.com di Mariangela Balsam Wilson perché invetarsi un'attività e un blog è sempre una scelta da premiare!
  • http://austylecreazioni.blogspot.it di Aurora Finiguerra perché i suoi orecchini sono bellissimi!
  • www.lasolitamamma.it di Simonetta B. perché il suo è proprio il solito blog che mi piace!
  • spudoratamente.wordpress.com di Serena Belfiore perché la sua mente spudorata prima o dopo doveva finire sul mio blog!

martedì 17 aprile 2012

La vicina, il tubo e un sabato sera di ordinaria follia

La vicina tacco 12 e Murphy se la intendono. In maniera metafisica ma se la intendono. Credetemi, è una di quelle cose alla quale non ti serve assistere. In cuor tuo la sai e basta.
Come vi spieghereste altrimenti che per la quarta volta dalla scorsa estate a oggi (la seconda in un mese) il tubo che porta l’acqua a casa mia è saltato? Sì, capito bene, ha fatto KABUM!
E così, sabato sera, quando tutti erano a nanna e io pensavo di avere la mia vita in pugno e una doccia calda sulle spalle di lì a 5 minuti sento il suono del maleficio: tototototototototototototototo..... apro il rubinetto: SECCO. Da quel momento in avanti si è consumata la mia follia.

- ore 22. Compongo il numero del centralino di Hera (azienda che gestisce il servizio idrico di Ravenna).
- Salve, sono senz’acqua. Vi prego, ditemi che vi siete sbagliati e me l’avete chiusa voi.
- Signora, forse le hanno piombato il contatore
- Scusi?
- Sì, magari non ha pagato le bollette. Può capitare...
- No, il piombo a breve l’avrò al cervello se non mi faccio una doccia, quindi, please, mi dica perché dai miei rubinetti esce solo aria.
- Veniamo subito a vedere.

Presa da compassione per il malcapitato che sotto la pioggia di sabato sera doveva venire a risolvermi il problema mi accordo per la mattina successiva alle 8.

- ore 9 (quindi con un’ora di ritardo e le mie spalle che ancora reclamano la doccia!): signora, mi dispiace ma devo darle una brutta notizia
- no, guardi, faccio senza, se ne torni da dove è venuto!
- Signora, davvero, mi dispiace ma sotto i tombini ci sarà un metro di acqua. Non dipende da noi le si è - - rotto il tubo in un punto che non si vede.
- Impossibile. Ne ho messi 90 metri nuovi di zecca una settimana fa.
- Le assicuro che in quei 90 metri c’è una voragine.

E’ stato in questo frangente che mi sono sentita di fronte a un trivio. Soluzione A: uccido il malcapitato. Soluzione B: me ne vado in albergo, mi faccio una doccia e poi torno a uccidere il malcapitato. Soluzione C: respiro, inspiro, respiro, inspiro e se non svengo per iperossigenazione cerco una via di fuga.

Non vi scrivo da una gattabuia, quindi ho optato per la C. L’azienda che mi aveva sostituito il tubo rintracciata tramite un giro di telefonate ha risolto il problema in mezzora.

La vera via di fuga, però, non è questa ma quella che si è data il mio cervello per sciogliere il dilemma del perché i tubi mi si rompano sempre di sabato sera in procinto di farmi una doccia dopo 15 ore dietro ai nani.

Ed ecco la risposta:

la vicina di casa, quella perennemente tacco 12 e con il culo che vola verso l’alto non conoscendo forza gravitazionale, ha scoperto questo blog. Alquanto irritata dalla sua costante presenza nei miei post ha deciso di intendersela con il Murphy della legge di Murphy, quello della fetta di pane imburrata che casca sul tappeto costoso. E così in due hanno deciso che è alquanto demodè far cascare la iattura su un povero tappeto. Oggi va di moda il tubo.

lunedì 16 aprile 2012

Intervista alla Zucca Razza: la fantasia irrompe sul mio pc!

Recensione semiseria.

Mi ha ridotto i fogli degli appunti a brandelli. Ha mangiucchiato le mie penne, i miei quaderni, parte del registratore e se non stavo attenta partiva anche il computer. Però alla fine si è fatta intervistare. Lei si chiama Zucca Razza.

IO: Come ti chiami?
ZR: gnam, gnam, gnam

IO: dicono che tu sia testarda e pasticciona!
ZR: gnam, gnam, gnam

IO: da quant'è che hai quelle orecchie così grandi?
ZR: gnam, gnam, gnam

IO: E perché ti chiami Razza?
ZR: gnam, gnam, gnam

IO: Difficile fare un'intervista così!
ZR: gnam, gnam, gnam!

IO: che combini ai Puramente Pazzi?
ZR: gnam, gnam, gnam

IO: e che mi dici di Valvermosa?
ZR: gnam, gnam, gnam

IO: e dei Piricotteri rosa?
ZR: gnam, gnam, gnam.

La Zucca Razza è così, ogni cosa è un dispetto. Meglio di me può tenerla a bada solo I.M.B., autore dei testi di questo ebook che con le illustrazioni di Valeria Plasmati ti porta nel divertentissimo mondo delle Piccole Mirabolanti Avventure. Il libro è edito da Siska Editore per la collana SiskJunior e ha debuttato al Pisa Book Festival 2011. A un tavolo a tu per tu con la Zucca Razza mi ci sono trovata quasi per caso, dopo aver conosciuto l'editore Annalisa Uccheddu che ringrazio per avermi fatto conoscere il progetto Mamma blogger Tour. Annalisa mi ha accompagnata fino all'entrata del mondo delle PMA, in questo meraviglioso luogo dove la fantasia dei bimbi deve inseguire una zucca affamata di spaghetti aglio, olio e peperoncino, con due lunghe zampe rosse e orecchie penzolanti. Annalisa, però, non mi aveva avvertita di quanti guai avrebbe combinato la Zucca: streghe, pupazzi, piricotteri rosa, non avete idea, di paura me ne ha fatta prendere a iosa!

Recensione seria.

Il bello di trovarsi a tu per tu con le donne creative è proprio questo: sai come inizi un incontro ma non sai mai come e dove la vostra conversazione andrà a finire. Ho conosciuto Annalisa sul social network delle donne withandwithin.com, ho conversato del più e del meno con lei e dei più disparati argomenti, fino a quando inevitabilmente sono finita sul sito della sua casa editrice di ebook: Siska editore. Io, amante della carta e dei libri da stropicciare, ho deciso, con un ritardo epocale, lo ammetto, di darmi un'altra possibilità: amare la lettura digitale. E Siska mi sta accompagnando in questo fantastico viaggio lanciandomi per iniziare nel mondo degli ebook per bambini. Di qui ho iniziato due viaggi insieme: di fantasia, correndo dietro alle avventure della Zucca Razza insieme a mia figlia Vittoria, e di curiosità, scontrandomi subito con l'identità celata dell'autore, I.M.B., la mente nella quale albergano le Piccole Mirabolanti Avventure. E dunque sì, ho deciso che questo viaggio inizia qui e non finirà prima che io abbia scoperto se I.M.B. ha un naso lungo o corto, se ha i capelli rossi come la Zucca  o rosa come i Piricotteri. E, soprattutto, fino a quando non avrò scoperto che cosa c'è ancora nella sua mente e quanti incredibili personaggi dovrà  lasciare liberi di vagare sul mio computer!

lunedì 9 aprile 2012

Chiedetevelo: perché gli uomini non fanno la differenziata?


Chiedetevelo: perché gli uomini non riescono a fare la raccolta differenziata?
Le cose troppo difficili non fanno per loro. Gli uomini hanno bisogno di indicazioni precise e di commissioni da sbrigare nel minor tempo possibile e senza necessità di una dose eccessiva di pratica. Per cui, quando gli metti in mano otto buste, due della plastica, due della carta, due per il vetro e due per tutto il resto vanno nel panico. La sensazione di smarrimento si amplifica mentre scendono le scale e sentono che qualcosa gli sta per scivolare, per esplodere incontrollata nel tragitto verso i cassonetti al sol pensiero che potrebbero ritrovarsi di lì a poco con otto diverse macchie sui pantaloni giusto prima di andare al lavoro. Così, sopraffatti dal panico per le 12 bottiglie di plastica che stanno per cadere  e i vetri che si stanno per frantumare, al primo cassonetto butteranno tutto là dentro. In maniera colpevolmente indifferenziata.
Il vostro sforzo materno per salvare la terra dall’autodistruzione, poi, andrà a farsi benedire tutte le volte che andate in vacanza lasciandolo solo a casa.
Così, ho pensato che qualche consiglio ai signori dei rifiuti, quelli che decidono dove mettere i cassonetti, quali colori abbinare a cosa, potrebbero essere assolutamente utili:

1. posizionare i cassoni della differenziata accanto al portone e assolutamente prima di quelli dell’indifferenziata per agevolare il lancio dei sacchetti nel primo buco disponibile;

2. rendere più appetibili al maschio medio i suddetti con un’estetica decisamente più accattivante: mai pensato di farli a forma di bottiglia di birra???

3. inventarsi dei bonus per il popolo maschile che differenzia: biglietti per lo stadio, casse di birre gratuite, abbonamenti dall’estetista più busciona del quartiere!

La Terra ve ne sarà infinitamente grata.

sabato 7 aprile 2012

Sanità pubblica? A Ravenna il privato costa meno e non si fa la fila!

Amanti delle regole, ligi al dovere, ossequiosi burocrati, fatevi da parte. Sto mondo non fa per voi. Oggi è uno di quei giorni in cui sono contenta di essere quella che sono: incasinata fino allo stremo, costretta a barcamenarmi tra duemila evenienze ogni giorno al punto da avere in cucina una lista di almeno 50 cose da fare. Tra queste, al punto 3, poi 7, poi 10, risalito ancora una volta al 3 c’è: consegnare autodichiarazione del reddito familiare all’Ausl.  E già, il modulo, secondo le regole del servizio sanitario regionale, serve a definire il ticket degli esami: quattro fasce, 0-50mila euro, 50-70, 70-100, oltre 100 mila euro. Se non consegni la dichiarazione  scatti nella fascia più alta e paghi 10 euro in più sul ticket della prestazione per ogni ricetta. Per fortuna che a questo mondo fatta la legge e trovato l’inganno. Mi presento all’accettazione dei laboratori di analisi, a Ravenna, per fare gli esami del sangue alla Nanetta biondina. Mi ricordo proprio allora di non aver consegnato ancora la dichiarazione. Bene, mi dico, salasso esami e accidenti alla lista delle cose da fare! Il conto è quello che è: “82 euro, signora, mi dispiace ma senza tagliandino...”. Vabè, rispondo io, le avessi fatte in libera professione almeno facevo prima.  “A dirla tutta signora - risponde il cassiere - è sempre in tempo. Le dirò di più, in libera professione spende 20 euro in meno e appena 7 di più della sua fascia di reddito”. Prendi e porta a casa!!!
 Un mese fa mi era successo qualcosa di simile. Alla prenotazione di un’ecografia mi è stato fatto notare che prenotando l’esame pubblico avrei pagato 49 euro e avrei dovuto aspettare 2 mesi, in libera professione me la davano in 3 giorni a 51 euro. Capito? Incasinate di tutto il mondo consolatevi. L’Italia è il Paese che fa per voi!

venerdì 6 aprile 2012

Suvvia, diamoci pace: il principe azzurro è gay!

Girandomi e rigirandomi nel letto, alla ricerca di una risposta all’eterno dilemma, finalmente l’ho trovata. Una passa tutta l'adolescenza a cercare il principe azzurro, salvo poi doversi mettere il cuore in pace non riuscendo a spiegarsi perché tra la favola e la realtà ci passino quei due o tre trilioni di corna, qualche imbecille di professione, mammoni a non finire e uomini senza palle. Ed ecco che quando meno te l'aspetti vedi la luce.
Il principe azzurro è gay. E ora che l'ho capito, so che da questo momento in avanti avrò una concezione nuova e diversa degli uomini. E della mia adolescenza. Mi sentirò, insomma, una scampata al destino toccato a Cenerentola e compagnia bella.
Lo so, penserete che qualcosa ha disturbato la normale attività dei miei neuroni alla continua ricerca di gloria. E invece no. Pensateci.
Ma lo avete visto il principe azzurro? No, dico, lo avete guardato bene? E soprattutto, vi siete mai chieste perché una faraonica azienda come la Disney non abbia mai pensato a un sequel? La risposta è sempre quella, non fa una piega. Il principe azzurro è gay.
Faccia sbarbata come se i peli non fossero mai passati da quelle parti, portamento delicato e raffinato, in groppa a quel cavallo bianco (dai, gay pure il cavallo!), ondeggia nella sala da ballo con Cerenentola come se avesse un paio d’ali sotto i piedi.
Mai un tentennamento, un capello fuoriposto, una colica improvvisa, una scappatella, una crisi di gelosia, una scivolata, niente di niente.
Quando capisci che c'è il trucco è sempre troppo tardi. Avresti potuto risparmiarti quintali di bile se solo il tuo cervello ci fosse arrivato prima.
L’adolescenza, infatti, finisce quando a infiniti interrogativi segue sempre la stessa risposta: ma dov’è il cavallo bianco? E il ballo organizzato a posta per me? E le scarpe da urlo in cristallo pregiatissimo? E il castello? E i topini che mi fanno l’abito? E la zucca che si trasforma in carrozza? E i fiori? E quella pertica di principe che non aspettava altri che me, dove mai sarà?

Dal tunnel, credetemi, si esce. Quella pertica di principe non esiste. Il tuo, di principe, se non fai presto a presentarti per la scarpetta ne ha già trovata un’altra. Di scarpetta, intendo, perché della principessa, fidatevi, il principe non sa che farsene.

domenica 1 aprile 2012

Darwin, i negozi di abbigliamento e lo specchio tarato per le fighe...

Avete bene a mente gli specchi dei negozi? Bene, se sì avrete anche presente che a seconda del negozio (economico, abbordabile, costoso, dissanguante) lo specchio vi fa sembrare da arresto per sfruttamento illegale della cellulite, accettabili, carine, delle fighe a spasso per la città.
Dunque, ho cercato di darmi una spiegazione al perché. La risposta è stata: se Darwin rinascesse catalogherebbe la natura passando dai negozi di abbigliamento. Partiamo dal più disastroso: quello economico con specchi anti-autostima! Se vai in un negozio dove una maglia costa dieci euro, cosa pretendi? Anche che lo specchio ti lusinghi come quello della favola di Biancaneve con la strega cattiva? No, qui vale la regola che alla domanda ‘Specchio specchio delle mie brame’ il suddetto ti risponda così: Buaaaaaaa, buaaaaaaa, buaaaaaaa! D’altronde sa che appartieni alla categoria di animali sociali che si accontenta di una maglia da dieci euro. Quindi abituata a soffrire.
Nel negozio abbordabile la situazione migliora, il Buaaaaaaa diventa uno solo con la consapevolezza che appartieni alla categoria sociale del ‘vorrei ma non posso’, ti prego specchio non ti ci mettere anche tu!
Poi si passa all’altra metà dell’universo, quello delle strafighe dentro che se non hanno troppi soldi fanno debiti per vestirsi in tono e la mattina appena sveglie pensano: oggi che cosa mi compro?
Gli avvoltoi del commercio sanno che questa è una categoria sociale da considerare quasi protetta, pena il fallimento totale, quindi va trattata con i guanti di velluto. Vorrai mica dare loro lo specchio stronzo che ne distrugga l’autostima? No, lo specchio va assolutamente tarato alla strafigaggine che vi si pone di fronte. “Accidenti quanto sono figa, io mi amerei!”. E lo specchio ama loro. Per cui in quei negozi la cellulite miracolosamente sparisce e anche un fantastico pantalone bianco con incorporato nel tessuto quel materiale simil neon che fa diventare iridescenti i buchi della tua cellulite ti fa sembrare galattica.

Non mi spiegherei altrimenti perché la mia vicina di casa porta a spasso un pantalone bianco ultra slim e iper costoso, ancheggiando come una strafiga laddove una tuta acetata le donerebbe di più!

sabato 31 marzo 2012

Stronzologia applicata e dinamica della sfiga dei tubi rotti!!!

Vi siete mai chieste perché avete scelto di studiare materie inutili alla vostra vita di tutti i giorni? Io sì e mi sono risposta che se dovessi tornare indietro farei tutt’altro. Studierei stronzologia applicata, dinamica della sfiga applicata ai tubi rotti, eziologia del calcare, teorie e tecniche per togliersi di dosso gli occhi di Murphy (sì, lui, proprio lui, quello che manda in pezzi la mia pazienza).
La stronzologia applicata è essenziale per levarsi di torno i vicini noiosi convincendoli che avvicinarsi a dirti che non gradiscono le manate dei tuoi figli sui vetri dell’ascensore è fuoriluogo. Servirà solo ad aggiungere allo stesso vetro anche le tue. Si accontentino di 4 manate piccine piccine se non ne vogliono trovare da 8 a 8.000.
La dinamica della sfiga applicata ai tubi rotti serve a far capire a vostro marito (se ancora ce ne fosse bisogno) chi comanda: voi, perché quando si rompe il tubo dell’acqua e siete in grado di individuare il vostro contatore tra gli altri 100 contatori dei vicini siete più forti di Bob l’aggiustatutto! Solo voi, poi, sarete in grado di ricorrere a una fattucchiera per far togliere il malocchio al tubo che si rompe ogni due mesi, colpa molto probabilmente della iattura che vi mandano i vicini noiosi a causa delle ditate!
L’eziologia del calcare è quella materia che vi permetterà di capire perché i vostri elettrodomestici sono nati con quelle ostruzioni calcarose che ne impediscono il corretto funzionamento a pochi mesi dall’acquisto!
Poi c’è l’utilissima teorie e tecniche per liberarsi di Murphy, utile sì ma fatta di semplici palliativi. Ancora meglio sarebbe capire dove abita Doc di Ritorno al futuro, farsi catapultare indietro nel tempo e annientare Murphy un attimo prima che partorisca il fatidico assioma: “La probabilità che una fetta di pane imburrata cada dalla parte del burro verso il basso su un tappeto nuovo è proporzionale al valore di quel tappeto”.

giovedì 29 marzo 2012

Il tacco 12 excelsior e la coscia lunga scoperta: questa primavera non fa per me

Mi sono bastati quattro passi a piedi in centro mentre andavo a prendere la Nanetta dall’asilo per capire che questa primavera non fa per me. Per diversi motivi: la crisi è uno di questi.
Tutti dicono che c’è crisi. Sappiate che la moda e le scarpe costose non ne conoscono nemmeno l’ombra. Nel tragitto ho deciso di fare una pausa in un negozio del centro di Ravenna. Ho chiesto il costo di un paio di scarpe da ginnastica assai trendy. Risposta: quelle nere 320 euro, quelle bianche 299, quelle DORATE 310. Non c’è nulla di meno costoso? Nulla. Ma la crisi? Signora, la moda non conosce crisi. Le dirò di più, se ne vuole un paio deve tornare, lasciare l’acconto, provarle di un colore diverso da quello che vuole lei  che è finito e ordinarle perché non facciamo in tempo a prenderle che vanno a ruba.
Esatto, sentito bene, a ruba: una suola di gomma, due pezzi di cotone grezzo e uno stemmino al centro fanno la bellezza di 320 euro. 
Mentre pensavo alla crisi e che dai, non vale la pena spendere tutti quei soldi per sentire i piedi cuocere dentro tra un mese, ho avuto la seconda folgorazione: la strafiga tacco 12 (avrete capito che da quando non uso più i tacchi mi perseguita sempre una!) e stavolta con coscia lunga in bella mostra. Mentre mi interrogavo sulle  vesciche che può causare una scarpa ginnica da 320 euro mi viene incontro la stangona di due metri (tacco incluso) con ai piedi uno stivaletto primaverile con tacco 12 excelsior!. La suddetta portava a spasso un sedere che gravitava verso l’alto (mentre quello di noi mortali incombe verso il basso), e due coscette secche secche con un bel paio di leggins.
La folgorazione è giunta a stordimento con la figa (che sfiga!) numero due un isolato più avanti: jeans attillati, magliettina a maniche corte aderente e un tacco 12 (excelsior anche esso!) color corallo.

Dunque, nel pieno dei miei vestiti ancora invernali, con un armadio stronzo che non si sa riordinare da solo e mi aspetta crudele per shciaffeggiarmi l’orgoglio, i piedi in piena ribellione da tacco e l’universo pieno di strafighe in forma già pronte a scoprire un inverno di palestra (mentre io ho trascorso un inverno tra latte, pappe e pannolini!) abbiate pazienza. Questa primavera non fa per me.

mercoledì 21 marzo 2012

Se la maestra d’asilo non conosce il detto ‘chi si fa i fatti suoi’...

L’idea di questo post mi è venuta dopo una chiacchierata con la mia amica B. che mi ha lasciata a bocca aperta dallo stupore.
Un po’ di tempo fa, a colloquio con la maestra d’asilo (comunale!) della sua bimba, B. è stata rimproverata per la sua condizione di convivente. Il problema sarebbe il fatto che non è ancora sposata e questo a lungo andare, secondo la mestra, inciderà negativamente sulla serenità della piccola. La stessa maestra pare che sia piuttosto solerte nel sottolineare atteggiamenti della vita privata di molte mamme che non le vanno a genio. Insomma, è una di quelle che non conosce il detto ‘chi si fa i fatti suoi campa cent’anni’.
Ora, va bene un consiglio da donna a donna (per quel che mi riguarda, se ti conosco poco e non te l’ho richiesto nemmeno troppo); va bene la premura di preoccuparsi perché i bimbi crescano sereni. Si dà il caso, però, che la mia amica B. sia una donna felice anche senza essere sposata: ha un compagno figo (che magari non è la condizione essenziale per essere felici ma schifo non fa!) , stanno insieme da anni, hanno fatto una figlia e ad oggi non hanno ancora sentito l’urgenza del matrimonio.
Occhio e croce: saranno cavoli loro. Occhio e croce più occhio e croce: di sicuro non sono cavoli della maestra!.

Il sesto senso dei bambini e le cinque mosse per annientarvi

I bambini certe cose le sentono: se tu sei stanca, loro sono in formissima. Se tu hai sonno, loro non hanno sonno. Se le tue prestazioni di mamma subiscono un calo le loro prestazioni di figli subiscono un’impennata mai vista. E’ la loro arma segreta per annientarti. Solo che nessuno gliel’ha insegnata. Ce l’hanno innata, peccato che quasi sempre si sciolga con il passare degli anni. L’unico essere umano che hanno la naturale attitudine a sfiancare sei tu.

Secondo me i bambini sono dotati di uno speciale comando interno che li fa eseguire le seguenti meccaniche azioni:

1. se avete incastrato ogni singolo pezzo del puzzle della vostra vita lavorativa e personale per partire loro si ammalano.

2. se c’è il vostro film preferito in tv e per la prima volta dopo sei mesi volete concedervi una serata tutta per voi spunta il primo dentino che miracolosamente farà male soltanto quella sera.

3. se vi siete appena messe quel singolo vestito pulito e stirato che il vostro armadio vi ha gentilmente concesso vi abbracceranno calorosamente con le mani sporche, rovesceranno il succo di frutta su di voi, il più piccolo vi vomiterà addosso

4. se siete pronti per uscire il punto 3 si ripresenterà con una puntualità sconvolgente

5.  quando avrete deciso che è il momento di ricominciare a fare sport vi terranno svegli tutta la notte e voi, per non sentirvi delle pappamolle, vi trascinerete forzatamente fuori di casa, con un unico grande obiettivo: trovare una panchina al sole dove sdraiarvi e recuperare finalmente il tempo perduto!

martedì 20 marzo 2012

Qualcuno mi spieghi perché...

Qualcuno mi spieghi perché:

- il biscottino granulato primi mesi senza glutine e senza uovo va dato solo il quinto mese, dal sesto infatti si cambia di nuovo, eppure si vendono solo confezioni doppie che durano fino a tre mesi!

- mio figlio ha iniziato lo svezzamento a cinque mesi, quello della vicina a sei, la mia amica a sette ancora allatta. Anarchia o cosa?

- I genitori sono caldamente invitati a non dare al neonato zucchero e alimenti non consigliati espressamente dal pediatra però tutti i biscottini primi mesi lo contengono e in più contengono anche aromi. Perché l’industria alimentare può fare di testa sua e io no? (fermo restando che lo zucchero non glielo darei lo stesso!)

- nessuno legge le etichette ma ci si ferma al prezzo. A causa di questo il negozio dove avevo trovato i biscottini biologici primi mesi senza aromi non li ha più acquistati. Costano qualche euro in più a confezione, il prezzo che si paga per non avvelenare i nostri figli ma la giusta causa non basta. Li compravo solo io!

- dopo l’insalata, le patatine e le piadine hanno messo la faccia di Hello Kitty anche su una marca di assorbenti. Allora perché non sui preservativi?

- nessuno sa più che pesci prendere, nemmeno a Trenitalia. L’ultimo cartello che ho letto recitava così: in caso di incendio abbandonare immediatamente il vagone con calma rivolgendosi al personale. Con calma o immediatamente?

domenica 18 marzo 2012

Il Topo biondo, lo specchio e l'insostenibile leggerezza dei bambini

La genuinità dei bambini è qualcosa che mi scioglie il cuore. Loro non sanno chi sei, che posizione occupi nel mondo, quanti soldi hai e se li hai, se sei cattivo, dolce, più o meno intelligente, laureato, diplomato, se guidi una fuoriserie o se piloti una cinquecento vecchio modello che tiene l’anima coi denti. Per loro tu sei, punto e basta e il livello di amore che riescono a darti è incondizionato e prescinde da ogni cosa.

Rousseau sosteneva che l’uomo per natura fosse buono e che venisse corrotto in seguito dalla società. Non voglio entrare nel merito di una questione sulla quale si sono espresse con teorie differenti generazioni di filosofi,  so solo che questo è il momento di godersi l’inconsapevole leggerezza dell’essere dei miei figli. E che in questi primi anni la natura regala scorci della sua magnificenza.

Il Topo biondo stamattina ha scoperto di avere un amichetto che lo diverte e lo imbarazza. Lo ha incontrato nella superficie semi specchiata del forno. Lo ha guardato, ha spalancato la bocca con una espressione di stupore che avrei voluto che quel forno immortalasse immagini, gli ha prima regalato un sorriso formato Durbans (ma con appena due dentini!), salvo poi   intimidirsi per aver ricevuto indietro lo stesso smagliante sorriso e nascondersi schiacciando il visino sul mio collo. Incuriosito dall’affare è vovluto star lì un po’. Fino alla schiacciante conclusione finale: e da, eche che, tcià, tcià tciàààààààà.

Della serie: topino sei simpatico ma il mio latte lo è molto di più!

sabato 17 marzo 2012

Caro nonno, non è colpa mia è colpa della legge di Murphy!

Mi direte: a ridaje con la legge di Murphy. Avete anche le vostre ragioni ma se due volte su due, a distanza di 15 giorni, i bimbi ti si ammalano a ridosso di un viaggio vuol dire che a Murphy gli stai proprio lì.

E così, dopo settimane di programmazione, credevo di aver scelto il periodo più adatto per trascorrere un po’ di giorni nella soleggiata Puglia. A 48 ore dal mio arrivo, invece, mi rendo conto che Murphy, quel simpatico signore che un giorno ha sentenziato che ‘se ci sono due o più modi di fare una cosa, e uno di questi modi può condurre ad una catastrofe, allora qualcuno la farà in quel modo’, ce l’ha con me. Ora ne ho le prove. E le ha pure mio padre!

Quattro giorni prima della mia partenza alla Nanetta viene l’influenza. Virus intestinale. Vabè, mi dico, Murphy sarà distratto se in un giorno ce ne siamo quasi quasi liberati. Macché. Murphy s’era accucciato in un pertugio di casa mia, nascosto per bene prima di scatenarmi contro la potenza del suo assioma.

Dunque, non appena arrivata sul suolo natìo il virus intestinale che albergava nella Nanetta si è risvegliato più forte che mai: ha esternato la sua potenza sul binario cinque della stazione di Bari, cinque secondi dopo la nostra discesa dal treno.

Hai visto mai che con tre valigie, un passeggino carico con nove chili di un Topo biondo di buon appetito, la Nanetta indebolita dal virus e tre binari da attraversare utilizzando il sottopassaggio l’ascensore della stazione funzionasse. Credo che il nonno, seppure con tacito assenso costretto a trasformarsi in un facchino alle ore 23.30, in cuor suo abbia desiderato di rispedirci esattamente al luogo da dove eravamo arrivate. Chi potrebbe dargli torto.

Il primo giorno fila tutto sommato liscio. La Nanetta dà cenni di ripresa, in Puglia splende il sole. L’apparenza, però, non inganna il nonno che inizia a guardarci con fare circospetto. Aveva ragione.

Venerdì sera: pesa una settimana di duro lavoro. Che include anche la nostra discesa dal treno 48 ore prima. Il nonno si gode il meritato riposo sul divano. Ignaro che sono proprio questi i momenti in cui Murphy è solito colpire.
E così il Topo biondino inizia a dare segni di agitazione inconsulta. Per la fretta di arrivare nella soleggiata Puglia, non ho portato con me medicine. Ore 23. Sarà meglio che il nonno si armi di buona pazienza e vada in farmacia a prendere un antipiretico. Il virus della Nanetta decide di trasferirsi, in tutta la sua virulenza, nel corpo del cuginetto che avevamo invitato per fare festa tutti insieme. Per tutta la notte il nonno non chiude un occhio.

Quello che accadrà nei restanti giorni di permanenza nella soleggiata Puglia solo Murphy lo può sapere. Una verità, però, l’abbiamo compresa. Mentre il treno si allontanava dalla grigia Ravenna il viso di Gastone emanava una luce mai vista. “Caro nonno, e mo so c ... tuoi, beccati i pargoli, mia moglie e la legge di Murphy!”.

giovedì 15 marzo 2012

IL BIMBO cheyenne nella giungla del treno...

Uòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuò.... e punf, ceffone sulla passeggino del Topo biondo in procinto di dormire.
Uòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuò... e ripunf, spintona al passeggino del Topo biondo in procinto di dormire.
Uòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuuò.... e ciaf, manata sulla Nanetta biondina appena sedata sotto minaccia che altrimenti il controllore, alla decima volta che ci becca in giro per il treno, ci fa pagare un altro biglietto e quindi niente album delle figurine!
Uòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuòu .... e riciaf, manata sulla Nanetta biondina con la palpebra che inizia a calare.

Mezzora dopo.

Uòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuò... e punf, manata sul passeggino del Topo biondo appena addormentato dopo due ore di fatica immonda da parte della sottoscritta (insomma, provate a cullare un bambino in piedi, cercando di restare inchiodati al pavimento, e poi ditemi a che sforzo muscolare avrete sottoposto ogni singolo muscolo del vostro corpo!).
Uòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuò... e ripunf sul passeggino del Topo biondo con conseguente accenno di pianto del nanetto in procinto di svegliarsi.
Uòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuòuò ... e riciaf sulla Nanetta biondina che, a questo punto, per le rime risponde:

“Senti, bimbo, ora mi sono stufata. Non mi toccare, hai capito?”.

Vi starete chiedendo: dov’era la mamma del piccolo cheyenne? Attaccata all’ombra di quest’ultimo ripetendo: “Smettila, non toccare, non vedi che i bimbi vogliono fare la nanna, non sono mica tutti come te”.

Il piccolo cheyenne, ovviamente, se la filava nemmeno fosse, appunto, un’ombra.

E così, tra le urla del piccolo cheyenne e quelle della mamma che tentava di redarguirlo, i miei figli sono riusciti ad addormentarsi a viaggio quasi terminato.


mercoledì 14 marzo 2012

L'uomo salva passeggini: Trenitalia lo assuma!

Viaggio apocalittico con figli al seguito. Per ovviare alla disperazione di trascorrere cinque ore in treno in piedi girovagando per i vagoni alla scoperta di ogni singolo angolo di sporco ci sia da raccogliere, ho scelto il viaggio serale. Partenza da Rimini ore 18.48, arrivo a Bari ore 23.25.
I bimbi, ho cantato vittoria prima di salire, dormiranno poco dopo essere partiti. Alle 21.30 io ero uno straccio e sì che avrei dormito, loro eccitati come se con il biglietto ci avessero regalato anche una dose di nano doping!
Ma il punto non è questo. Ho scoperto che esiste una categoria di uomini che Trenitalia non dovrebbe affatto lasciarsi scappare: li definirei salva passeggini.

La scena del nostro arrivo in stazione era di quelle benauguranti. Mezzora prima della partenza, giusto in tempo per fare le cose con calma e non fiondarsi alla cattura del treno qualche istante prima della partenza. Nemneno a dirlo. Considerando che tra valigie, pargoli e passeggini il peso da trasportare era da guiness, optiamo per l’ascensore. Eh, già: un metodo comodo e veloce per raggiungere un binario lontano anni luce dall’ingresso della stazione. O, almeno, lo sarebbe se il secondo ascensore, quello che dopo la discesa deve farti risalire, non fosse rotto. Affatto pronti alla faticaccia, ne sentiamo tutto il peso. Ma l’obiettivo è raggiunto lo stesso. Con il fiato sotto i piedi quindici minuti prima della partenza del treno noi siamo sul nostro binario.

“Attenzione, si avvisano i signori viaggiatori che le carrozze di prima classe sono al centro del treno”. Quelli che viaggiano in seconda classe, dunque, sono due volte disgraziati: perché non viaggiano in prima e perché non meritano nemmeno di sapere da che parte del treno alberga la propria carrozza.
Noi, per esempio, eravamo dalla parte opposta, con la diretta conseguenza che l’arrivo del treno ci ha trovati lo stesso impreparati. Neanche una bustina di valium in questa circostanza ti aiuterebbe a non farti prendere dal panico. Tre valigie, due nani e un passeggino sarebbero troppi per chiunque. E così, quando il treno fischia il suo arrivo e i 200 passeggeri sono scesi a Rimini (tutti dalla carrozza otto, la tua!), il panico raggiunge livelli surreali. Io e Gastone ci passiamo le valigie: “Corri, prendi questa, la borsa, i bambini....”, con la reale consapevolezza che può capitare a chiunque di lanciare figlioli e valigie sul treno e restare a terra!

Ecco che fa il suo ingresso il gentleman salva passeggini. Capello ultraspazzolato, sorriso Durbans, occhio azzurro abbagliante. Agguanta il tuo passeggino con figliolo dentro, riesce a farlo miracolosamente passare dalla porta del treno, ti carica le due valigie restanti, si assicura che tu sia salita sul treno. E quando gli dici: “Davvero, grazie”, lui ti risponde: “Dovere!”.

Il senso di gratitudine è talmente elevato che hai persino scordato di salutare Gastone che aspetta lì, sotto il treno, un cenno di saluto in segno di arrivederci, goditi questi giorni senza di noi che noi ci godiamo il viaggio!